IL VIAGGIO DI DANTE - LA "DIVINA COMMEDIA"
 

 
  DANTE'S JOURNEY - "THE DIVINE COMEDY"

Come ogni liceale (scientifico nel mio caso) ho dovuto affrontare nel triennio la lettura e lo studio della "Divina Commedia" del Poeta per antonomasia, Dante Alighieri. L'impostazione scolastica non mi è mai risultata completamente digeribile, non per incapacità del nostro insegnante di Italiano che, anzi, ricordo ancora con ammirazione, ma bensì per il fatto che allora la ritenevo (apparentemente) al di fuori dei miei interessi scientifici e matematici. Comunque sia, al termine del liceo i tre volumi dell'opera finirono nella mia libreria e col passar del tempo sono stati quasi dimenticati. Ma, mai dire mai, casualmente un paio di mesi fa, agli inizi della nefasta epidemia di coronavirus, cercando in Internet degli argomenti di cosmologia, mi sono imbattuto in un PDF intitolato "Una muova visione della cosmologia dantesca" di Vincenzo Zappalà e l'ho scaricato. E' stata una lettura appassionante perché questa reinterpretazione della cosmologia dantesca, oltre a non essere fuori luogo, è decisamente più vicina a quanto descritto da Dante nelle sue Cantiche rispetto le precedenti interpretazioni. Non a caso già nel 1925 il matematico tedesco Andreas Speiser (1885-1970) nel suo "Klassische Stücke der Mathematik"  ipotizzava che lo spazio del Paradiso Dantesco fosse basato su una geometria non euclidea e precisamente su una 3-sfera!!! Tra l'altro l'unico ad intuire questo fatto fu Sandro Botticelli (1445-1510), il celebre autore della "Primavera" cui Lorenzo il Magnifico nel 1490 commissionò le illustrazioni per una nuova edizione della Divina Commedia.

Collegati a questo ho poi trovato svariati siti che parlavano in generale dell'argomento "Dante e la Scienza" in cui si evidenziava il fatto che nella sua Opera, Dante ha posto parecchi riferimenti scientifici, astronomici, geografici così da configurare la "Divina Commedia" non solo come semplice opera letteraria ma anche come spaccato della conoscenza del mondo e del cosmo degli inizi del 1300. Di tutto questo si farà scarso cenno in questa pagina, dato che il tutto è già stato abbondantemente illustrato ed in Rete si trovano parecchie indicazioni a questo riguardo.

La collocazione dell'azione della "Divina Commedia" è relativamente chiara e cioè:

il Globo è diviso in due emisfero: quello settentrionale detto della "terra" (uno dei quattro elementi aristotelici) e da noi abitato e quello meridionale detto dell'"acqua" (un altro degli elementi aristotelici) che è disabitato;

l'emisfero settentrionale ha per centro geografico Gerusalemme e come estremi del mondo abitabile ad ovest le Colonne d'Ercole e ad oriente le foci del Gange ("Quarto Abitabile") circondato dall'Oceano. Agli antipodi di Gerusalemme sta la montagna del Purgatorio;

l'Inferno è sotterraneo a forma di cono rovesciato (o meglio di un insieme di tronchi di cono una sopra l'altro) ed è situato nel nostro emisfero con Lucifero "trifaccia" al centro del pianeta, la "natural burella" è il percorso per passare da un emisfero all'altro;

il Purgatorio è il monte situato sull'unica isola dell'emisfero meridionale ed sulla sua cima c'è il Paradiso Terrestre; la sua base è nella prima regione dell'"aria" (terzo elemento aristotelico) dove avvengono i normali eventi meteorologici mentre la sua seconda parte è nella seconda regione dell'aria che non ha eventi meteorologici;

più oltre inizia il Paradiso con la sfera del "fuoco" (quarto elemento aristotelico), le sette sfere planetarie (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) e quella delle Stelle Fisse. La sfera detta del "Primo Mobile" fornisce il moto a quelle inferiori e costituisce l'"equatore" nell'ambito della 3-sfera con l'Empireo, composto dai nove cori angelici e al cui centro c'è Dio. Ovviamente l'Empireo è al di fuori del nostro spazio-tempo comune.

L'immagine "tradizionale" della cosmografia dantesca, cioè quella che appare su tutti i manuali scolatici, è riportata qui sotto a sinistra, a destra invece l'oltretomba che Virgilio descrisse nel VI° canto dell'Eneide e a cui Dante si rifece in modo abbastanza esplicito, sopratutto neill'utilizzo dei nomi.

Tutta la Divina Commedia è basata sulla simmetria e sull'attenzione al numero, cosa in cui Dante è veramente maestro: infatti ha disseminato l'Opera di varie indicazioni e questo fatto non è sfuggito ovviamente fin dai primi commentatori. Una terzina in particolare

« Tu non hai fatto sì a l'altre bolge;
pensa, se tu annoverar le credi,
che miglia ventidue la valle volge. » (Inf. XXIX, 7-9)

ha "scatenato" una vera e propria corsa per stabilire le misure dell'Inferno e del Purgatorio danteschi, dando luogo come vedremo ad una serie di Inferni e Purgatori l'uno diverso dall'altro. Il testo principale di riferimento che ho utilizzato è "Topocronografia del viaggio dantesco" di Giovanni Agnelli edito dalla Hoepli nel 1890 che si può trovare sia in rete come PDF che su E-bay come libro cartaceo (qui in una mia trascrizione).

Prima di iniziare un po' di misure: per Dante la circonferenza terrestre misurava 20400 miglia (1 miglio toscano = 1653,61 metri) per cui il raggio terrestre R= 3245 5/11 (assumendo pigreco uguale a 22/7); inoltre 1 miglio equivale anche a  2833 1/3 braccia (0,58362706 m). Quest'ultima misura ci verrà utile quando parleremo dell'altezza dei Giganti e di quella di Lucifero.

Un po' di storia
Il primo commentatore che tentò di tracciare una topografia dell'Inferno dantesco fu il fiorentino Antonio Manetti agli inizi del 1500: a quando sembra lasciò solo poche note scritte prima di morire e così il suo sistema infernale fu sistematizzato da Gerolamo Benivieni. Caratteristica del suo Inferno è quella di essere un cono che occupa tutta la porzione di terra sotto Gerusalemme (quindi profondità pari a R), lasciando solo un piccolo spessore per la crosta terrestre. Questa impostazione è stata mantenuta  dai due commentatori successivi, Landino e Giambullari. con delle opportune correzioni perché, come vedremo l'impostazione originaria del Manetti presenta qualche difficoltà. A questa impostazione si oppose il lucchese Alessandro Vellutello che destinò all'Inferno solo un decimo (R/10) della profondità manettiana; ciò diede luogo ad una disputa, anche perché c'era in gioco una rivalità cittadina tra Firenze e Lucca tanto che l'Accademia fiorentina invitò il ventiquattrenne Galileo Galilei a dirimere la questione. Nel 1588 in due lezioni intitolate  "DUE LEZIONI ALL'ACCADEMIA FIORENTINA CIRCA LA FIGURA, SITO E GRANDEZZA DELL'INFERNO DI DANTE" Galilei diede ragione a Manetti e torto a Vellutello (abbastanza scontatamente visti i patrocinatori) il tutto può essere trovato qui. Tra l'altro Vellutelli espose dettagliatamente anche le dimensioni del Purgatorio e il viaggio in Paradiso in un celebre libro "DANTE CON L'ESPOSITIONE DI CHRISTOFORO LANDINO ET DI ALESSANDRO VELLUTELLO SOPRA LA SUA COMEDIA  DELL'INFERNO, DEL PURGATORIO ET DEL PARADISO" (qui la trascrizione della parte relativa alla descrizione di Inferno, Purgatorio, Paradiso nell'edizione del 1564). Dopo un paio di secoli di oscurità, l'argomento tornò di attualità nell'800 e vari commentatori rifacendosi all'una o all'altra "parrocchia" sfornarono le proprie versioni: ad esempio Padre Bartolomeo Sorio o il Sacerdote Mattia Romani si rifecero al Vellutello (più o meno) mentre altri sostennero ancora il Manetti. Più avanti nel '900 l'interesse si spostò sulla questione più generale della Cosmologia dantesca in senso allargato, come accennato sopra. Comunque l'Agnelli nel suo libro sposa la tesi del Vellutello, con piccole correzioni, fornendone anche i motivi. Parallelamente alle dimensioni dell'Inferno, ci fu una querelle anche sulla statura dei Giganti del relativo pozzo infernale e le dimensioni di Lucifero: anche qui furono dati i numeri più disparati.

Un altra "disputa" ci fu riguardo la collocazione (1300 o 1301 ? - ) e la durate del viaggio "virtuale" di Dante, nonché il percorso seguito nei tre regni: anche qui ognuno ha sfornato la sua, sebbene un attento esame dell'Opera permetta di eliminare quasi tutti i dubbi.

Partiamo dall'Inferno.....
La struttura "qualititativa" dell'Inferno dantesco è la seguente (ricavata da una dei tanti disegni reperibili in Rete):

Nel canto XIV Virgilio spiega a Dante l'origine dei quattro fiumi infernali (Acheronte, Stige, Flegetonte e Cocito): questi comunicavano tra loro o all'aria aperta, oppure per via di sotterranei, e tutti derivavano dall'isola di Creta ove giace il Gran Veglio.

Dalle due famose terzine

« Tu non hai fatto sì a l'altre bolge;
pensa, se tu annoverar le credi,
che miglia ventidue la valle volge. »
(Inf. XXIX, 7-9)

« Cercando lui tra questa gente sconcia,
Con tutto ch'ella volge undici miglia,
E men d'un mezzo di traverso non ci ha. » (Inf. XXX, 85-87)

si possono ricavare le misure delle ultime due bolge dell'VIII cerchio e con ipotesi abbastanza realistiche (progressione aritmetica delle misure) ricavare le circonferenze ed i diametri dei cerchi superiori. Il primo punto di frizione tra i commentatori riguarda la geometria del'alto burrato: scende a cilindro (Vellutelli)o a gradoni (Manetti)? mentre il secondo riguarda la profondità dei singoli cerchi la cui differenza implica ovviamente la profondità dell'Inferno stesso. L'ampiezza angolare invece è di solito 60°.

Le tabelle sottoriportate danno una chiara differenza dei numeri per le due impostazioni:

 

PROSPETTO DELLE DIMENSIONI DELL'INFERNO DANTESCO

SECONDO  LE MISURE DI A. VELLUTELLO

LUOGHI

VIZI

DIAMETRO

RAGGIO

Pendenza della

ripa verso il centro

Traverso del cerchio compre-sa la ripa

Traverso del cerchio propria-mente detto

PROFONDITA'

Circonfe-renza

esterna

 

22/7 * D

Esterno

miglia

Interno

miglia

Esterno

miglia

Interno

miglia

Totale

miglia

Dal cerchio

immediat.

superiore

Buia campagna

Noncuranti

315

297.50

157.50

148.75

..

8.75

8.75

0.00

0.00

990  (1)

Acheronte

 

 

297.50

280

148.75

140

..

8.75

8.75

0.00

0.00

935

1° Cerchio

 

Limbo

280

245

140

122.50

14

17.50

0.50

14

14

880

2° Cerchio

 

Lussuriosi

245

210

122.50

105

14

17.50

0.50

28

14

770

3° Cerchio

 

Golosi

210

175

105

87.50

14

17.50

0.50

42

14

660

4° Cerchio

 

Avari e Prodighi

175

140

87.50

70

14

17.50

0.50

56

14

550

5° Cerchio

 

Iracondi e Accidiosi

140

72

70

36

14

34

17

70

14

440

6° Cerchio

 

Eresiarchi

72

70

36

35

..

1

1

..

..

226 2/7

7°Cerchio

1° Girone

Violenti contro il prossimo

70

58.45

35

29.225

..

5.83

5.83

140

70

220

2° Girone

Violenti contro sè

58.45

46.79

29.225

23.395

..

5.83

5.83

183.34

3° Girone

Violenti contro Dio, natura, ecc.

46.79

35

23.395

17.50

..

5.84

5.84

146.68

8° Cerchio

1° Bolgia

Seduttori

35

31.50

17.50

15.75

1.40

1.75

17

280

140

110

2° Bolgia

Adulatori

31.50

28

15.75

14

1.40

1.75

99

3° Bolgia

Simoniaci

28

24.50

14

12.25

1.40

1.75

88

4° Bolgia

Invidiosi

24.50

21

12.25

10.50

1.40

1.75

77

5° Bolgia

Barattieri

21

17.50

10.50

8.75

1.40

1.75

66

6° Bolgia

Ipocriti

17.50

14

8.75

7

1.40

1.75

55

7° Bolgia

Ladri

14

10.50

7

5.25

1.40

1.75

44

8° Bolgia

Consiglieri frodolenti

10.50

7

5.25

3.5

1.40

1.75

33

9° Bolgia

Seminatori di discordie

7

3.50

3.5

1.75

1.40

1.75

22

10° Bolgia

Falsatori

3.50

1

1.75

0.50

1.40

1.75

11

9° Pozzo

 

Traditori, Invidiosi e Superbi

1

..

0.50

..

..

1

1

294

14

3 1/7

1°Caina

 

1

0.75

0.5

0.325

..

0.25

0.25

295

1

 

2°Antenora

 

0.75

0.50

0.325

0.25

..

0.25

0.25

3°Tolomea

 

0.50

0.25

0.25

0.125

..

0.25

0.25

4°Giudecca

 

0.25

..

0.125

..

..

0.25

0.25

Centro della terra

 

..

..

..

..

..

..

..

295.25

0.25

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

= 295.25

 

Il Romani calcola invece una profondità di 315 miglia comprendendo il Vestibolo Infernale (vedi qui l'articolo completo.). In caso caso la strada della discesa verso l'Inferno risulta molto lunga (circa 9/10 R........)

Per il Manetti invece le cose stanno diversamente:

e in forma di tabella:

Dalla superficie della Terra                      Equivalenti a braccia    .
scendendo al Limbo ..... Miglia         405 15/22     1931    16  4  4/11
Dal Limbo a' Lussuriosi ...........     405 15/22     1931    16  4  4/11
Dai Lussuriosi a' Golosi ............   405 15/22     1931    16  4  4/11
Dai Golosi agli Avari.................  405 15/22     1931    16  4  4/11
Dagli Avari alla città di Dite ......   405 15/22     1931    16  4  4/11
Dalla città di Dite ai Violenti.......  405 15/22     1931    16  4  4/11
Dai Violenti alla più alta Bolgia...    730  5/22      643    18  9  5/11
Di qui fino al centro del Globo .....    81  3/22      386     7  3  4/11
                                        ------------------------------------
                        Somma miglia  3241.4 5/11   12,621     4  2 10/11
 

In questo caso la strada per scendere all'Inferno è decisamente più corta (circa R/8), anche se resta non ben determinata l'altezza del Vestibolo. Riguardo le critiche riguardo la staticità di questo Inferno, il Poeta risolve brillantemente il tutto con la famosa terzina

Innanzi a me non fur cose create
Se non eterne ; ed io eterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate
(Inf. III, 7-9)

e quindi qualsiasi critica, soprattutto ottocentesca, sulla staticità della costruzione infernale è fuori luogo.

____________

Un altro interrogativo è costituito dall'altezza di Lucifero: anche qui il Poeta dissemina svariati canti infernali con degli indizi. Galileo è partito dalla famosa

Lo 'mperador del doloroso regno
da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia;
e più con un gigante io mi convegno,
che i giganti non fan con le sue braccia...
(Inf. XXXIV, 28-31)

che in pratica equivale alla seguente proporzione:

altezza di Dante : altezza dei Giganti = altezza dei Giganti : braccio di Lucifero

Ora l'altezza di Dante è quella di un uomo di statura normale (cioè 3 braccia=1.75 m), quella di un gigante si può ricavare dalla terzina

« La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma;
ed a sua proporzione eran l'altr'ossa. »
(Inf. XXXIII, 58-60)

che è circa 5 braccia 1/2 (=3.2 mt) e tenendo delle regole vitruviane sulle misure del corpo umano (l'altezza è pari 8 o 9 teste in funzione dell'armonicità del corpo stesso) in pratica 5.5 x 8 = 44 braccia per cui sostituendo nella proporzione si ricava che il braccio di Lucifero è pari a 442 /3 = 653.7 braccia. Da questo poi sapendo che, per i calcoli rinascimentali, implica 653.7 x 3 = 1936 braccia, cioè circa 1200 metri. Una bella altezza non c'è che dire !!!!

E' evidente che il tutto dipende dalle dimensioni della famosa Pigna di San Pietro, che altri commentatori valutano in modo diverso ottenendo altezze diverse per Lucifero: Vellutelli, ad esempio, la stima in 3000 braccia, cioè un miglio (6 braccia la Pigna di San Pietro e 9 volte l'altezza quindi 54 braccia l'altezza del gigante, resta fissa a 3 braccia l'altezza dell'uomo normale, cosicchè la proporzione diventa 542/3 = 972 che moltiplicata per 3 fornisce 2916 braccia, arrotondabili a 3000). Ovviamente il buon Lucifero se ne sta a mezzavia tra il nostro emisfero e quello meridionale, quindi sbuca fuori per metà altezza ed è a sua volta circondato fino al petto dall'acqua del Cocito fatta ghiacciare dal movimento delle sue ali.

E' interessante notare che nel canto finale dell'Inferno (il XXIV°) viene data la spiegazione della formazione dell'attuale globo terracqueo: infatti con

« Da questa parte cadde giù dal cielo;
e la terra, che pria di qua si sporse,
per paura di lui fé del mar velo,
e venne a l'emisperio nostro; e forse
per fuggir lui lasciò qui loco vòto
quella ch'appar di qua, e su ricorse. »
(Inf. XXXIV, 122-126)

"Da questa parte" significa che Lucifero cadde dal Paradiso dalla parte dell'emisfero australe. Le terre, che allora emergevano in quell'emisfero dalla superficie del mare, per paura di lui, si ritrassero sotto le acque, e andarono a formare « la gran secca » (Inf. XXXIV, 113), cioè il nostro emisfero boreale, dove vi sono essenzialmente terre emerse. Quella roccia che stava a contatto con il suo corpo villoso, sempre per paura di quel mostro, corse su "di qua", cioè nell'emisfero australe, formando l'altissima Montagna del Purgatorio, e lasciò la cavità sotterranea (la « natural burella » di Inf. XXXIV, 98) in cui Dante si ritrova dopo che Virgilio si è arrampicato sul corpo di Lucifero.

..... proseguiamo col Purgatorio.....
La struttura del Purgatorio è decisamente più semplice:

e l'unico punto su cui c'è vero contrasto è l'altezza del monte. Dante a questo riguardo si limita a specificare che, facendo parlare Stazio:

Quei cominciò: «Cosa non è che sanza
ordine senta la religïone
de la montagna, o che sia fuor d'usanza.
Libero è qui da ogne alterazione:
di quel che 'l ciel da sé in sé riceve
esser ci puote, e non d'altro, cagione.
Per che non pioggia, non grando, non neve,
non rugiada, non brina più sù cade
che la scaletta di tre gradi breve;
Nuvole spesse non paion né rade,
né coruscar, né figlia di Taumante,
che di là cangia sovente contrade;
Secco vapor non surge più avante
ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai,
dov' ha 'l vicario di Pietro le piante.
Trema forse più giù poco o assai;
ma per vento che 'n terra si nasconda,
non so come, qua sù non tremò mai.
Tremaci quando alcuna anima monda ecc. (Purg. XXI, 40-58)
 

vengono quindi forniti solo dati di natura "meteorologica", nel senso che l'altezza dell'Antipurgatorio è quella dell'atmosfera terrestre, ma ai tempi di Dante questa altezza era valutata a seconda delle fonti tra le 45 e le 400 miglia. L'altezza imposta dal Vellutello è di 140 miglia (10 "striscie" di 14 miglia l'una - due di queste per l'Antipurgatorio) più il Paradiso Terrestre: il perché di questa altezza è spiegata dal fatto che solo metà dei peccati possono emendati in Purgatorio e così il monte del Purgatorio è esattamente la metà della profondità dell'Inferno (Vestibolo escluso). Altri commentatori oscillano tra le 10 miglia e le 245 miglia (Romani ad esempio perché stima il Purgatorio grande quanto l'Inferno).  Nel caso del Vellutello la base dell'isola ha la circonferenza di 1100 miglia e quindi un diametro di 350 miglia. L'Agnelli critica l'altezza eccessiva della montagna e di conseguenza l'ampiezza dell'isola sulla quale sorge, ritenendo pure che servisse un eccessivo volume di terra per poterla formare: in realtà usando il Vellutelli come riferimento abbiamo solo un altezza del 4.3% rispetto al raggio terrestre ed un isola di circa 96.250 miglia quadrate (circa 10 volte la Sardegna): niente a che vedere con le proporzioni veramente eccessive mostrate nelle opere di alcuni artisti che facevano assomigliare la terra ad una specie di pallone da rugby (ad es. quelle di Michelangelo Caetani, duca di Sermoneta).

____________

Il monte del Purgatorio viene ricordato da Dante anche nell'Inferno per il folle "volo" di Ulisse": dopo cinque lunazioni dalla partenza, ed aver attraversato l'Equatore, Ulisse e i suoi uomini vedono spuntare « una montagna, bruna /per la distanza, e parvemi alta tanto / quanto veduta non avëa alcuna » (Inf. XXVI, 133-135). Ma la sua impresa non è di quelle a cui basta il soccorso della ragione umana: per portarla a compimento è necessaria la Grazia Divina, a lui vietata. E così un tornado, scaturito dalla montagna, fa naufragare la nave e trascina in fondo al mare tutti i suoi occupanti. Al centro del Paradiso Terrestre c'è l'albero della scienza del bene e del male ed anche la fonte dei due fiumi Lete ed Eunoè nel quale Dante si purifica, bevendo dalle sua acque, prima di salire al Paradiso con Beatrice. Le acque del Lete arrivano poi alla "natural burella" e da lì all'Inferno, dopo aver lavato i peccati delle anime del Purgatorio.

_______________

Un altro argomento di discussione riguarda le stelle dell'emisfero australe. La famosa terzina

« I' mi volsi a man destra, e puosi mente
a l'altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch'a la prima gente. »
(Purg. I, 22-24)

ha dato luogo ad una serie di commenti più o meno diversi riguardo l'identificazione di quelle stelle. Personalmente ritengo siano nel giusto quelli che pensano alla Croce del Sud, e il termine "prima gente" deve essere inteso genericamente per "nostri antenati" e non più riduttivamente "Adamo ed Eva" come indicato da quasi tutti i commentatori. Infatti per il fenomeno delle precessione degli equinozi la Croce del Sud è stata visibile alle nostre latitudini fino al V secolo a.C., ma resta visibile dalle zone più vicine all'Equatore e comunque era nota agli astronomi islamici (Alfragano compreso). A supporto di ciò in un canto successivo Dante dice:

« Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur là dove le stelle son più tarde,
sì come rota più presso a lo stelo.
E 'l duca mio: "Figliuol, che là sù guarde?"
E io a lui: "A quelle tre facelle
di che 'l polo di qua tutto quanto arde."
Ond'elli a me: «Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di là basse,
e queste son salite ov'eran quelle»
(Purg. VIII, 85-93)

e in questo caso si riferisce correttamente ad un'altra costellazione del cielo australe, nota come "Triangolo australe". Quindi l'interpretazione astronomica resta più che valida e permette nel contempo l'interpretazione allegorica data dai commentatori (le quattro virtù cardinali e le tre virtù teologali).

Interessante è anche la topografia del Paradiso Terrestre (qui sotto, da Francesco Gregoretti):

1. Sito ove Dante pose il piede nel Paradiso Terrestre.
2. Sito ove un rio gli attraversa la strada.
3. Sito ove si arresta a vedere la processione che gli veniva incontro, dove il carro, ultimo nella processione,

  
gli si fermò d'impetto, e dov'egli fu immerso nell'acqua e passò il rio o fiume Lete
   a-b   la processione
   b-c-d movimento di conversione delle processione
4. Albero della scienza del bene e del male
5. Sito ove Dante venne tuffato nelle acque dell'Eunoè

...... Punteggiata che indica la via tenuta da Dante
-.-.-. Punteggiata che indica la strada della processione

..... e finiamo con il Paradiso

La struttura del Paradiso come ricordato all'inizio è più complessa di quanto tutti i commentatori fino a poco tempo fa credessero. Ci interesseremo dapprima della parte di 3-sfera, per così dire, "terracentrica":

Il modello della "nostra parte" è quello classico aristotelico-tolemaico che prevede la Terra al centro con  le 7 sfere dei pianeti che le ruotano attorno a velocità decrescenti (la Luna è quella più veloce) e la sfera delle Stelle Fisse. Il Primo Mobile, più esterno, fornisce il movimento: queste sfere non sono costituite dai normali quattro elementi, ma dalla quintessenza.  Simmetricamente "dall'altra parte" anche le gerarchie angeliche si muovono più velocemente man mano che sono più vicine a Dio - visto come punto luminosissimo - come Dante stesso specifica:

« Distante intorno al punto un cerchio d'igne
si girava sì ratto, ch'avria vinto
quel moto che più tosto il mondo cigne;
e questo era d'un altro circumcinto,
e quel dal terzo, e 'l terzo poi dal quarto,
dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
Sopra seguiva il settimo sì sparto
già di larghezza, che 'l messo di Iuno
intero a contenerlo sarebbe arto.
Così l'ottavo e 'l nono; e chiascheduno
più tardo si movea, secondo ch'era
in numero distante più da l'uno;
e quello avea la fiamma più sincera
cui men distava la favilla pura,
credo, però che più di lei s'invera.
La donna mia, che mi vedëa in cura
forte sospeso, disse: "Da quel punto
depende il cielo e tutta la natura." »
(Par. XXVIII, 25-42)

Tornando nella "nostra" parte, l'unico commentatore che ha fornito una descrizione quantitativa del Paradiso è stato il Vellutelli, basandosi sui dati dell'astronomo persiano Ahmad ibn Muhammad ibn Kathir al-Farghani (805-861), italianizzato in Alfragano, certamente conosciuto da Dante e citato anche nel Convivio. Orbene i dati delle distanze dei pianeti dalla Terra secondo Alfragano sono i seguenti (espressi in semidiametri terrestri R=3245 5/11 mt):

9.

Primo Mobile

40220

8.

Stelle Fisse

20110

7.

Saturno

14405

6.

Giove

8876

5.

Marte

1220

4.

Sole

1120

3.

Venere

167

2.

Mercurio

64 1/6

1.

Luna

33 1/2

0.

Sfera del fuoco

9

 

 

(dalla sup. Terra)

Come si vede la distanza del Primo Mobile sarebbe di 40220 * 3245 5/11 * 1,65361 cioè all'incirca 215 milioni di km: un Sistema Solare decisamente più piccolo di quello che conosciamo oggi visto che, per esempio, Nettuno dista circa 4.5 miliardi di km. Vellutello ha calcolato anche il percorso seguito da Dante nella salita delle sfere celesti, con una serie di calcoli riportati in questa trascrizione. L'ascensione di Dante ovviamente non ha nessun supporto materiale ed è mediata dalla sua guida Beatrice. Una volta passato "dall'altra parte", al di fuori del nostro spazio e del nostro tempo, Dante vede la "candida rosa" dell'Empireo ed i cori angelici, tutti attorno al Punto Luminoso; la "candida rosa" è un anfiteatro diviso in più parti e precisamente:
 
1 Maria e più sotto le antiche donne ebree Eva, Rachele, Sara, Rebecca, Giuditta e Ruth; alla sinistra di Maria Adamo con Mose ed alla destra San Pietro con San Giovanni Evangelista
B. Altri beati "secondo lo sguardo che fee la fede in Cristo" (tutti i seggi già occupati)
A. Altri beati "sono assisi quei che credettero in Cristo venturo" (con posti ancora liberi....)
2. San Giovanni Battista e più sotto S. Francesco, San Benedetto e S. Agostino; alla sinistra di San Giovanni c'è S.Lucia e alla destra S. Anna.
C. Bambini battezzati
D. Figli di genitori credenti in Cristo

Per finire, come non ricordare un'altra espressione artistica sulla quarta dimensione? Salvador Dalì, un altro genio assoluto.

La cronologia del viaggio
Anche la cronologia del viaggio è stata oggetto di dispute tra i vari commentatori, a partire dall'anno ed il mese di l'inizio (1300 o 1301, marzo o aprile.....) mentre abbastanza concorde è la sua durata fissata in sette giorni. A questo riguardo vale la pena di riportare un PDF che ho trovato in Rete e che concorda abbastanza bene con quanto scritto dall'Agnelli nel suo libro.

CRONOLOGIA DEL VIAGGIO DANTESCO

             Fondamentale per fissare la cronologia dell'immaginario viaggio di Dante è un'indicazione del canto XXI dell'Inferno (vv, 112-114).

            « Tra cinque ore - dice il diavolo MaIacoda a Dante e Virgilio - saranno passati 1266 anni e un giorno dalla morte di Cristo. (che Dante, col Vangelo di Luca, poneva a mezzogiorno, e non alle tre pomeridiane, come indicano gli altri Vangeli).

            Secondo quanto si Credeva ai tempi di Dante, Cristo era morto nel giorno in cui compiva il 34° anno dall'incarnazione, il 25 marzo. L'accenno di Malacoda indicherebbe quindi le 7 del mattino del giorno 26 marzo 1300 (1266+34+un giorno compiuto alle 12): il viaggio sarebbe quindi iniziato il 25 marzo 1300, anniversario storico della morte di Cristo; giorno che a Firenze era anche il primo dell'anno. perché gli anni si contavano dall'incarnazione e non dalla natività. Secondo altri invece l'indicazione si riferirebbe non al 25 marzo, anniversario fisso, ma al Venerdì Santo del 1300, solennità mobile. Ora il Venerdì Santo nel 1300 cadeva 1'8 aprile: e il viaggio di Dante si svolgerebbe tra 1'8 e il 14 aprile 1300.

            Poiché però il verso 127 del canto XX dell'Inferno dice « e già iernotte fu la luna tonda ...» , alcuni astronomi sostengono che doveva essere il 5 aprile (data in cui nel 1300 si verificò la luna tonda, cioè il plenilunio) e non il 7 (e del resto precisano anche che, per la precessione degli equinozi, l'equinozio nel 1300 ebbe luogo al 12 marzo e non al 2, che è la data convenzionale dell'entrata nel segno dell'Ariete, e non nella costellazione.

            Il viaggio quindi sarebbe avvenuto dal 4 al 10 aprile 1300: addirittura qualcuno, basandosi solo sulle ricostruzioni a posteriori delle posizioni reciproche degli astri quali figurano nei vari accenni del poema, e trascurando alcune precise indicazioni di Dante (Guido Cavalcanti ancora vivo: morì il 27 agosto 1300 ... ) propongono come data il 1301: ma si tratta di tesi forzate, che, per instaurare una maggiore e comunque non assoluta coerenza astronomica, trascurano spesso quella storica e poetica, dimenticando che la Commedia era soprattutto un'opera di poesia.

            Le date tra cui si può ammettere un'oscillazione appaiono oggi quindi il 25 marzo o l'8 aprile 1300 come inizio del viaggio.

            Quanto al tempo impiegato, sono attendibili le seguenti indicazioni (trascurandone molte intermedie, anche se precise):  

Giovedì

notte

Dante si ritrova nella selva

(Inf. I, I)

Venerdì

mattino

Tenta di uscirne

(Inf. I, 37)

 

sera

Inizia il viaggio

(Inf. II, 1)

 

notte

Giunge alla Palude Stigia

(Inf. VII, 98-108)

Sabato

notte prima dell'alba

Presso il sepolcro di Papa Anastaso

(Inf. XI, 112)

 

ore 6-7

Si allontana dalla IV Bolgia (Indovini)

(Int. XX, 124)

 

ore 7

V Bolgia (Barattieri): Malacoda indica ora e giorno precisi

(Inf. XXI, 112-114)

 

 

ore 13

X Bolgia (Falsari)

(Inf. XXIX, 10)

 

ore 19,30

Attraversa il centro della Terra (L'emisfero del Purgatorio è indietro di 12 ore rispetto a quello di Gerusalemme)

(Inf. XXXIV, 96)

 

ore 7,30

Incomincia a salire per il «cammino ascoso », il cunicolo che dal centro della Terra porta alla spiaggia del Purgatorio. Il cammino dura quasi un giorno intero (circa 21 ore).

(Inf. XXXIV, 133)

Domenica

ore 5 circa

Rivede il cielo sereno sulla spiaggia del Purgatorio. La stella Venere brilla mattutina.

(Purg. I. 19-21)

 

ore 6

Spunta il Sole. Arriva l'angelo nocchiero

(Purg. II, 1)

 

ore 9 passate

Si allontana da Manfredi

(Purg. IV, 15-18)

 

ore 12

Si allontanano da Belacqua e dai pigri

(Purg. IV, 137-139)

 

ore 19 circa

Poiché di notte non si può salire, Sordello li conduce nella valletta dei Principi

(Purg. VII, 43-48)

 

ore 19

«l'ora che volge il desio.....»

(Purg. VIII, 1)

 

Sera e notte

La tentazione e i 2 angeli. Dante si addormenta nella valletta (I° sonno)

 

Lunedì

alba

I° sogno (l'aquila)

(Purg. IX,13 segg.)

 

ore 8

Si risveglia alla Porta del Purgatorio.

(Purg. IX, 44)

 

tramonto

Tra gli iracondi. Salita agli accidiosi.

(Purg. XVII, 9; 70-72)

 

Quasi mezzanotte

Finita la spiegazione di Virgilio sul rapporto tra amore e libero arbitrio, gli accidiosi gridano esempi di alacrità. Incontro con l'abate di San Zeno. Dante si addormenta (II° sonno)

(Purg. XVIII, 76)

  

(Purg. XVIII, 144)

Martedì

ore 5

Secondo sogno (la femmina balba). Durante la giornata supera le tre ultime cornici (canti XIX-XXVII)

(Purg. XIX, 1-9)

 

Tramonto

Sale la scala che porta al Paradiso Terrestre

(Purg.  XXVII, 61-63)

 

 

Sulla scala Dante si addormenta (III° sonno)

(Purg.  XXVII, 91-93)

Mercoledì

ore 5

Terzo sogno (Lia)

(Purg. XXVII,94-108)

 

ore 6

Sale di corsa la scala. Congedo di Virgilio

(Purg. XXVII, 124 segg.

 

 

Dante è immerso nell'Eunoè

(Purg. XXXIII,103 segg.)

 

circa ore 12

ASCESA AL PARADISO  (L'emisfero del Purgatorio è indietro di 12 ore rispetto a quello di Gerusalemme)

(Par. I,. 43-45)

Giovedì

circa ore 12

Ingresso nella sfera delle Stelle Fisse. Primo sguardo alla Terra. Dante è nei Gemelli sul meridiano di Gerusalemme. Il sole, poco più ad Occidente, deve aver percorso circa 12 ore di salita)

(Par. XXII, 151 segg..)

 

Circa ore 18 (dopo altre 6 ore)

Secondo sguardo alla Terra (Dante è passato dal meridiano di Gerusalemme a quello di Cadice).

 

 

Sera

Passaggio al Primo Mobile

 

 

Mezzanotte

Ascesa all'Empireo.

(Par.XXVII, 79-81)

             Del Paradiso queste citate sono le uniche indicazioni cronologiche sicure (anche se non univocamente interpretate....). Tutte le altre sono ipotetiche, tradizionali e convenzionali, dettate dalla persuasione che Dante, attento com'è sempre alle concordanze numeriche, abbia voluto completare il suo viaggio in un numero di giorni significativo, che in questo caso dovrebbe essere il sette, il più vicino a completare la cronologia più attendibile che emerge dalle prime due cantiche. Non mancano in proposito dissensi e polemiche, dovute anche al fatto che i giorni terreni, di 24 ore, sono segnati dal moto, per noi apparente, del Sole, attorno alla Terra, e Dante, spaziando variamente fuori dalla linea retta, nella sua ascesa alle sfere celesti, non misura il moto del Sole con precisione in riferimento a un punto fisso terrestre, se non nei passi citati. Pertanto le indicazioni cronologiche qui riportate seguono la convenzione più diffusa e non hanno  nessuna pretesa d'essere conclusive.

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Per ciò che concerne l'itinerario seguito dal Poeta de dai suoi accompagnatori, il libro di Agnelli (pagg. 61-90) sarà un'ottima guida, perché anche qui ci sono "parrocchie differenti": diciamo solo che la discesa dell'Inferno non fu diretta ma fu compiuta tenendo "prevalentemente" la sinistra fino a compiere un angolo giro,

Ed elli a me "Tu sai che il luogo è tondo,
E tutto che tu sii venuto molto
Pur a sinistra giù calando al fondo,
Non se' ancor per tutto il cerchio volto....." (Inf. XIV, 124-127)

mentre nel Purgatorio si ascese tenendo "prevalentemente" la destra restando rivolti al Sole il più possibile.